Memoria Storica

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Memoria Storica 28-29
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STUDI
Donne: quotidianità e violenza. I processi per violenza sessuale a Terni, 1923-1940
di Carla Arconte
Dentro la ‘zona grigia’. Provincia cli Perugia: lettere di donnne alle autorità durante la guerra
di Luciana Brunelli

RICERCHE
Pittori in Umbria. Note biografiche ed excursus critico cli artisti attivi tra il XIII e il XVI secolo
di Cristina Ranucci
Le infinite sorprese dell’arte di provincia: il martirio di Goreum in due tele conservate a Terni
di Serena SparamontiLa Biblioteca Popolare Circolante di Terni. Seconda parte
di Loredana Ricepuli
Le vertenze mezzadrili del secondo dopoguerra nelle sentenze penali del Tribunale di Perugia
di Alessandra Agostinelli

MEMORIE
Testimoniare La santità: lettere di Filesio La Bella su madre Maria Eletta di Gesù (Caterina Tramazzoli)
di Marianne Gackenholz Puxeddu
Fiere e feste a Collescipoli fra XVII e XIX secolo
di Cristina Sabina

RECENSIONI
G. Cassio, San Francesco, il santuario di Terni. Visione incantevole di arte e fede
di Luciano Osbat
Elia Rossi Passavanti nell’Italia del Novecento, a cura di V. Pirro
di Raffaele Colapietra

OSSERVATORIO
Schede e segnalazioni bibliografiche
di Francesco Pullia

Beni e attività culturali
Paolo Pellegrini

Presentazione

Con questo numero Memoria Storica celebra il XV anno di vita e può guardare al futuro traendo conforto e auspici dal patrimonio cli esperienze umane e culturali che si è arricchito progressivamente. In questi anni La rivista ha spaziato in vasti campi della ricerca, spesso inesplorati, grazie al contributo di studiosi e cultori di storia locale, che hanno saputo unire l’interesse storico all’amore della ‘piccola patria’. Molto resta ancora da fare per vincere il tempo, per sottrarre all’oblio uomini e cose del passato, in cui sono le nostre radici. Per quel che riguarda la storia di Temi e del .mo territorio, relativi vuoti riguardano soprattutto il medioevo, ma ci sono anche settori dell’età moderna e contemporanea che risultano tuttora poco indagati: ad esempio la chiesa cattolica e quella evangelica, i partiti politici del dopoguerra, la piccola industria nell’Otto-Novecento, l’agricoltura prima e dopo la rivoluzione industriale, la stampa e così via. Ci sono poi uomini di cultura appena ricordati e mai studiati, come Orazio Nucula, Mezenzìo Carbonario, Pietro Antonio Magalotti, Ottavio Caletti, Riccardo Gradassi-Luzi, per citarne solo alcuni in una rapida carrellata attraverso i secoli. Il Centro Studi Storici cli Terni, che pubblica la rivista e relativi ‘quaderni’, si è dato un programma che prevede di indicare in più direzioni, con particolare riguardo ai fenomeni culturali e al molo degli intellettuali nella società. La ma realizzazione richiede l’impiego di risorse umane sempre maggiori. Perciò si rivolge ai lettori, per esortarli non solo a leggere la rivista ma altresì a collaborare in qualità di studiosi. I documenti e i monumenti aspettano da sempre di essere interrogati, ma rispondono solo a chi sa domandare e ascoltare. In questi quindici anni la direzione e la redazione di Memoria Storica non si sono limitate a selezionare e ad assemblare gli articoli; hanno fatto molto di più, come suggerire piste cli ricerca e seguirne il percorso, segnalare fonti bibliografiche e documentarie, rivedere i testi e altro ancora. Il Centro Studi è stato una sorta di laboratorio, in cui ogni numero della rivista è nato quasi artigianalmente dall’incontro cli più soggetti. Si è così, formata, in maniera spontanea, una piccola ‘scuola storica’ che ha dato l’esempio di una storiografia lontana dal dilettantismo e nello stesso tempo divulgativa, scientifica e insieme impegnata. Gli storici non professionisti sanno di poter contare sulla nostra collaborazione. La nostra è stata una scelta impegnativa, che rispondeva all’esigenza di dare voce a quanti si occupano di storia locale, anche occasionalmente, senza avere titoli accademici e canali di comunicazione. A loro sì sono affiancati gli storici di professione che hanno dato contributi di alto profilo, sempre rispettando le finalità della rivista. I convegni organizzati dal nostro Centro Studi sono stati l’occasione di incontro tra studiosi di diversa provenienza ed estrazione culturale. Su questa linea vogliamo continuare, ma con aggiustamenti al piano organizzativo e scientifico. La stagione all’insegna della sperimentazione non si è chiusa, ma neppure può continuare all’infinito: sentiamo il bisogno di ampliare gli orizzonti, di acquisire nuove competenze, e soprattutto di organizzare meglio il lavoro redazionale. Perciò confidiamo nel contribuito di studiosi che operano in altri ambiti e in altre realtà, come pure nell’apporto di nuove energie umane e intellettuali. Questo numero della rivista ha alcuni caratteri distintivi che vale la pena richiamare: è un numero doppio; si coniuga quasi interamente ‘al.femminile’; è dedicato a una nostra collaboratrice; inaugura l’ingresso nel comitato di redazione del prof Stefania Maglianì (Facoltà di scienze della formazione della sede di Terni dell’Università di Perugia); ha una nuova veste grafica. Le circostanze che hanno determinato questi esiti sono molteplici: l’economia del tempo (con il numero doppio copriamo l’annata 2006, recuperando il ritardo accumulato); il debito di riconoscenza verso Tina Moretti Antonucci; il contributo di ‘storiche’ provenienti da diversi ambienti culturali; l’area di interesse e di diffusione della rivista (che è cresciuta a livello regionale e interregionale); la disponibilità del mondo accademico. Di qui è nata l’idea di dare corso a una ‘nuova serie’, visibile immediatamente nell’impianto grafico e iconografico, che non è e non vuole essere un’operazione di facciata, ma il segno tangibile di una rinnovata vitalità. Il nucleo principale del fascicolo 28/29 è costituito da alcuni saggi copiosi e impegnativi: trattano argomenti delicati con un taglio che rivela anche l’impostazione ideologica delle autrici. Siamo del parere che la storia, contigua com’è alla politica e all’etica, non possa essere neutra e asettica. Una dose di passione civile non guasta se non supera una certa soglia e non compromette la verità storica. La quale prima o poi si fa strada anche tra le resistenze psicologiche e ideologiche. Ci piacerebbe che i lettori intervenissero nella discussione per esprimere le proprie idee sui temi trattati. La rivista raccoglie molti consensi ma anche dissensi, ed è bene che sia così: la dialettica giova sempre al progresso della cultura. L’ideale sarebbe aprire periodicamente un forum in cui mettere idee a confronto su questioni importanti, cosa che in qualche modo facciamo periodicamente alla presentazione della rivista. Faremo così anche questa volta, in attesa dì soluzioni migliori.

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